In ricordo di Gabriella Bergamini Mulcahy – Massachusetts Daily Collegian

In ricordo di Gabriella Bergamini Mulcahy – Massachusetts Daily Collegian

Il 14 maggio 2026, Nathaniel Mulcahy tentava di svegliare la madre, Gabriella Maria Pera Beatrice Bergamini Mulcahy; ad ogni modo, visto che era il giorno del suo novantacinquesimo compleanno, si accinse ad aprire una bottiglia in fresco di Asti Spumante tenuta da parte per i festeggiamenti.

Allo schiocco del tappo, Gabriella Mulcahy si alzò subito.

“Che bella musica!”

Per il figlio di Gabriella Mulcahy fu proprio quel momento, una settimana prima che lei venisse a mancare il 22 maggio, a descrivere la gioia che lei portava nella vita.

“Mangiava dolci e cioccolato svizzeri e austriaci in quantità industriale e quando le portai la torta rettangolare che avevo comprato rispose: ‘Che schifo!’ e la mise da parte: non era al suo livello”, riferisce Nathaniel Mulcahy. “Tutto doveva essere creativo, genuino e reale”.

Gabriella Bergamini Mulcahy è stata professoressa associata a contratto di botanica alla University of Massachusetts per mezzo secolo e lascia un’eredità importante in quanto ingegnera petrolifera, embriologa, genetista, autrice e poeta. La ricordano come cuoca eccellente, sposa, madre e nonna amorevole il marito David, i figli Amy e Nathaniel, i di loro consorti Stephen e Jessica e i nipotini Daniela, Juliana, Giuseppina e Federico.

Era nata nel 1931 a Tortona da Clelia Ciucci e Natale Bergamini. La guerra ebbe un ruolo importante nei suoi primi anni. Il padre, arrestato e trasferito in campo di concentramento, riuscì a scappare e a ritornare dalla famiglia, che quindi si adoperò nel mantenerlo nascosto. Dalla più tenera età, Gabriella era circondata dagli orrori della guerra, anche se riusciva comunque a trarre il meglio anche dalle situazioni peggiori.

“Da bambina proteggeva il papà dai nazisti e raccoglieva e distribuiva la propaganda illegale dei partigiani. Non si sospettava una bimbetta di nove anni, che comunque era passibile di punizione per un’offesa capitale: se i nazisti l’avessero trovata, l’avrebbero passata per le armi”, riferisce Nathaniel Mulcahy. “Da bimba, giocava dove erano appena scoppiate le bombe: correvano tutti fuori e gareggiavano a chi trovava un pezzo di shrapnel ancora caldo”.

Foto per gentile concessione di Nathaniel Mulcahy.

Gabriella Mulcahy discendeva da una famiglia istruita: la madre aveva studiato all’Università di Roma La Sapienza e il padre era inventore. Lei conseguì la laurea in embriologia all’Università di Genova e quindi ricevette una borsa Fulbright per condurre ricerca negli Stati Uniti come ingegnere petrolifero dell’Eni, una delle più importanti aziende di produzione di energia su scala mondiale.

“Attraversò l’Atlantico come sola donna in un gruppo di lavoro di tutti uomini e si fece apprezzare”, testimonia in un e-mail Teresa Gazzina Casazza, una delle amiche più care di Gabriella Mulcahy: “Di certo vorrebbe essere ricordata per questa parte della sua vita”.

Nel 1960, a Berkeley, in California, incontrò David Mulcahy, il futuro marito, con cui condivise sessantaquattro anni di vita. Dopo il matrimonio, i due passarono anni come ricercatori in varie istituzioni negli Stati Uniti, per poi stabilirsi ad Amherst e lavorare insieme alla UMass, dove David era professore e Gabriella ricercatrice. Studiarono la biologia del polline, la genetica delle piante e la loro riproduzione. La loro ricerca cambiò radicalmente la conoscenza scientifica della riproduzione botanica e l’epigenetica.

“Mio padre aveva un laboratorio in crescita continua, fino anche a sedici graduate students al terzo piano del Morrill Science Center”, racconta Nathaniel Mulcahy. “Le loro scrivanie erano l’una accanto all’altra, non volevano separarsi nemmeno durante le ore di lavoro”.

Durante i suoi studi di dottorato, Karen Searcy, già del corpo insegnante del dipartimento di biologia di UMass e curatrice dell’erbario di UMass, era assistente di David Mulcahy e ricercatrice nel suo laboratorio, dove conobbe Gabriella Mulcahy e fece amicizia con lei. Nelle sue testimonianze, Karen Searchy mette in luce il contributo significativo di Gabriella Mulcahy al lavoro di laboratorio.

“Era lei a fare le impollinazioni e a guardare le provette e quindi era un aiuto pratico per molti aspetti” sostiene Searcy. “Certo, discutevano le cose insieme e quindi era difficile stabilire dove finiva l’uno e cominciava l’altra e viceversa; però, almeno negli anni in cui c’ero io, la più coinvolta nel lavoro pratico e nelle tecniche era lei.”

Insieme, David e Gabriella Mulcahy organizzarono congressi importanti e di respiro internazionae e curarono testi scientifici fondamentali sull’argomento, compreso “Biotecnologia ed ecologia del polline”, uscito nel 1986. Molte delle loro teorie sull’epigenetica erano ancora nuove nel campo e incontrarono resistenze, ma i due perseverarono.

“Organizzarono un simposio sul Lago di Garda ancora nel ’75. Ricordo che la gente rideva dei loro progetti e lei si arrabbiava”, racconta Nathaniel Mulcahy. “Però ha vissuto abbastanza per vedere che, sì, l’epigenetica esiste; e s’era posta lo scopo di far sapere che era contenta di aver avuto ragione.”

Per Searcy, Gabriella Mulcahy, donna e scienziata, era un modello a cui ispirarsi: “Era un po’ insolito per le donne entrare nelle scienze,” riferisce Searcy, “Ora è cambiato, ma all’epoca, per me, era bello vedere qualcuno capace di fare tutte quelle cose diverse.”

Gabriella Mulcahy infuse il rigore scientifico col calore umano del suo carattere. In laboratorio, cercava di far sì che tutti gli studenti si sentissero a casa. E alla sua casa si allargava la sua ospitalità, con la comunità scientifica a cui a cui serviva i piatti tradizionali del Piemonte, come gli agnolotti o il fritto misto alla piemontese.

“Era un mentore, un’amica e una figura materna per tanti studenti di primo livello nel laboratorio di David,” racconta Searcy. “Per le riunioni seminariali, preparava la crostata. Era lei che sosteneva lo spirito del laboratorio in molte maniere.”

“Ricordo la sua casa di Cosby Avenue, piena di studenti, professori, amici di diverse nazionalità, tutti benvenuti con calore e cibo eccellente, perché lei era una cuoca eccezionale,” ricorda Casazza.

Dentro o fuori del laboratorio, la motivazione di Gabriella nasceva dall’autenticità e dalla creatività, sostiene Nathaniel Mulcahy.

“Per questo ha fatto scoperte tanto importanti. Per questo, anche solo quando faceva la marmellata, passava ore con gli acquerelli su ogni etichetta. Dipingeva la figura di una pera per ogni vasetto di marmellata con gli acquerelli. Lei era così,” ricorda Nathaniel.

Questa compassione profonda per la vita ha influenzato ogni parte della sua esistenza e le ha permesso di estenderla agli altri.

Foto per gentile concessione di Nathaniel Mulcahy

“Siamo diventate amiche in fretta e l’amicizia è durata più di cinquant’anni, anche se per qualche anno siamo state distanti geograficamente, ma sempre vicine in spirito e nel pensiero”, racconta Casazza. “Avevamo una corrispondenza, lei amava scrivere, e le sue raccolte di poesie stanno a testimonianza dei suoi tanti talenti.”

Anche avanti negli anni, e con la salute indebolita, Gabriella aveva lo stesso amore per tutti quelli che le stavano attorno.

“Brillava di vita quando vedeva mio papà,” racconta Nathaniel Mulcahy. “Avevano questo rapporto meraviglioso quando c’era la luna piena, e anche se lei poteva appena camminare, mio papà la invitava e loro zoppicavano fino al portico di fronte della casa e guardavano la luna piena.”

“Era simpatica, piena di vita, e amava la poesia, la musica e le cose belle,” riferisce Casazza. “È stata una parte molto importante della mia vita, e sono grata d’averla avuta come amica.”

Secondo Nathaniel Mulcahy, Tortona si caratterizza per un clima di nebbia spessa e persistente da metà autunno fino a primavera. Gabriella Mulcahy riusciva sempre a trovare la bellezza nella vita e ciò si vede nella sua poesia “Salita Costa Longarino”, che lascia una traccia della sua anima immutabile, che continuerà a vivere in chi ha il privilegio di poterla ricordare.

“Mia madre, nella nebbia, s sentiva sempre abbracciata e avvolta nelle memorie del passato,” dice Nathaniel Mulcahy: “Non era fredda e umida, ma accogliente e gradevole.”

Foto per gentile concessione di Nathaniel Mulcahy.

È possibile contattare Bella Ishanyan all’indirizzo [email protected].

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